Civita di Oricola | Comune di Oricola

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Civita di Oricola

Immagine raffigurante Civita di OricolaQuesta frazione è sita a poca distanza dalla stazione ferroviaria di Oricola-Pereto. Qui c'era l'antica Carseoli (o Carsioli). Per la bibliografia su questa città romano italica cfr.: PFEIFFER B. J. ASHBY Th., in "Suplementary Papers of the American School of Classical Studies in Rome", I, 1905, pp. 108109. All'origine essa era un insediamento equo, che acquista successivamente, in modo graduale, una dimensione urbana solo con l'occupazione romana.

Intorno al 300 a. C. vi si trasferiscono 4000 coloni, che iniziano la trasformazione di tutto il territorio carseolano. Nel 209 a. C., durante la guerra contro Annibale, Carseoli rifiuta uomini e denaro a Roma, rifiuto che paga anni dopo (204 a. C.), quando è costretta a versare il doppio. Vi è tenuto prigioniero Bitis, figlio del re di Tracia (anno 168 a. C.).

Durante la Guerra Sociale Carseoli viene distrutta. Ricostruita poco dopo, pare sia divenuta "municipium", con l'immigrazione (per ordine di Augusto) di nuovi coloni. Nell'alto medioevo viene ricordata tra le principali città della provincia Valeria. Sembra che esistesse ancora nel secolo XI, quando, in un privilegio di papa Leone IX del 1051, la si dice "Sala Civitas qui Carzoli nuncupatur". Verso la metà del XIX secolo e gli inizi del XX, l'attuale Civita era un luogo malsano, e acquitrinoso, con poche abitazioni (in maggioranza capanne).

Nella tradizione locale è ancora vivo il ricordo della favola della "volpe carseolana", che lo stesso Ovidio narra nei Fasti. Un ragazzo cattura la volpe che gli saccheggiava il pollaio, e per vendicarsi l'avvolge nel fieno appiccando il fuoco. L'animale fugge tra i campi ricolmi di messi incendiandole. La tragedia fu tale racconta Ovidio che fu emanata una legge con cui si vietava di lasciare in vita le volpi catturate. (Informazioni raccolte dalla voce di Massimo Basilici e Michele Sciò, 12 febbraio 1985)